Glossario


Uno degli obiettivi principali del Glossario EMN è di migliorare, attraverso la comprensione dei termini di uso comune e delle definizioni in esso contenute, la comparabilità della terminologia in uso tra gli Stati Membri dell’Unione Europea.
Il Glossario può essere considerato un utile documento di riferimento per i Punti di Contatto Nazionali dell’EMN e i membri delle loro reti nazionali, così come per i professionisti e gli studiosi che operano nel settore dell’asilo e delle migrazioni.

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Nel contesto dell’UE, lo Stato membro dove il cittadino di un paese terzo ottiene di poter risiedere.

Paese (o paesi) di cui la persona possiede la cittadinanza.

Paese destinatario di flussi migratori (regolari o irregolari).

Paese di residenza (entro le frontiere attuali, se l’informazione è disponibile) della madre al momento della nascita o, in mancanza, il paese (entro le frontiere attuali, se l’informazione è disponibile) in cui è avvenuta la nascita.

Paese (o paesi) all’origine dei flussi migratori e di cui un migrante può avere la cittadinanza.
Per quanto riguarda la protezione internazionale, esso costituisce il paese (o i paesi) di nazionalità o, per gli apolidi, il precedente luogo di residenza abituale.

Informazioni che vengono utilizzate dalle autorità degli Stati membri per analizzare la situazione socio-politica dei paesi d’origine di richiedenti protezione internazionale (e dove necessario, dei paesi attraverso i quali gli stessi hanno transitato) nella valutazione delle domande di protezione internazionale effettuata per singoli casi.

Nel contesto dell’UE, un paese dove, sulla base della situazione giuridica, dell’applicazione della legge all’interno di un sistema democratico e della situazione politica complessiva, si può dimostrare che non vi è generalmente e costantemente persecuzione ai sensi dell’articolo 9 della Direttiva 2004/83/CE, né tortura o trattamenti disumani o degradanti, né pericolo a causa di violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale. Per effettuare tale valutazione si tiene conto, tra l’altro, della misura in cui viene offerta protezione contro le persecuzioni e i maltrattamenti mediante:
a) le pertinenti disposizioni legislative e i regolamenti del paese ed il modo in cui sono applicate;
b) il rispetto dei diritti e delle libertà stabilite nella Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) e/o nel Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici e/o nella Convenzione contro la tortura, in particolare i diritti che non possono essere derogati secondo l’articolo 15, paragrafo 2, della normativa della suddetta Convenzione europea;
c) il rispetto del principio di «non respingimento» (non-refoulement) in conformità con la Convenzione di Ginevra;
d) un sistema di rimedi efficaci contro le violazioni di tali diritti e libertà.
Nel contesto internazionale, è considerato sicuro il paese d’origine che non genera, o almeno non di norma, rifugiati. I paesi di accoglienza possono utilizzare il concetto di paese di origine sicuro come base per respingere sommariamente (senza alcuna valutazione di merito) gruppi o categorie particolari di richiedenti asilo.

Paese terzo (paese di origine o transito) a cui un cittadino non comunitario fa ritorno.

Paese attraverso cui si svolgono i flussi migratori (regolari o irregolari). Con ciò si intende quindi il paese (o i paesi), diverso da quello d’origine, che un migrante attraversa per arrivare al paese di destinazione.

Paese o territorio diversi rispetto a quelli che fanno parte dell’Unione Europea, così come un paese o territorio il cui cittadino non usufruisce del diritto comunitario alla libertà di circolazione, come definito dall’articolo 2 (5) del Codice Frontiere Schengen.

E’ considerato da parte di uno Stato ricevente ogni altro paese, diverso dal paese di origine, in cui un richiedente asilo abbia ottenuto o potrebbe aver ottenuto protezione.

Protocollo siglato dalle Nazioni Unite adottato a Palermo, in Italia, nel novembre 2000, volto alla prevenzione, alla repressione e alla punizione della tratta di persone, in particolare di donne e bambini, allegato alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale.

Principio per il quale non sia praticata alcuna discriminazione diretta o indiretta a causa della razza o dell’origine etnica:
a) sussiste discriminazione diretta quando una persona è trattata meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata un’altra in una situazione analoga, per motivi di razza o di origine etnica;
b) sussiste discriminazione indiretta quando una disposizione, un criterio o una prassi apparentemente neutri possono mettere persone di una determinata razza o origine etnica in una posizione di particolare svantaggio rispetto ad altre, a meno che tale disposizione, criterio o prassi siano oggettivamente giustificati da una finalità legittima e i mezzi impiegati per il loro conseguimento siano appropriati e necessari.

Partenariato che ha l’obiettivo di fornire risposte esaustive in materia di migrazione, mobilità e occupazione a beneficio di tutti i partner, con l’obiettivo specifico di creare più numerose e migliori opportunità lavorative per i cittadini dell’Africa e di migliorare la gestione dei flussi migratori.

Forum istituzionalizzato per la cooperazione tra l’Unione Europea e i Paesi partner orientali confinanti il cui obiettivo principale consiste nel creare le condizioni necessarie per accelerare il processo politico di associazione e l’integrazione economica.

Adempimento dell’obbligo di ritorno entro il termine fissato a tale scopo nella decisione di ritorno.

Presenza nel territorio di uno Stato membro di un cittadino di un paese terzo che non soddisfi, o non soddisfi più, le condizioni d’ingresso di cui all’articolo 5 del Codice Frontiere Schengen o altre condizioni d’ingresso, di soggiorno o di residenza vigenti in tale Stato membro.

Insieme di atti che comprende le violazioni dei diritti umani o altri gravi danni, portati avanti spesso, ma non sempre, in maniera sistematica o ripetitiva.

Nel contesto dell’UE e ai sensi dell’articolo 1A della Convenzione di Ginevra atti che devono:
a) essere sufficientemente gravi, per loro natura o frequenza, da rappresentare una violazione grave dei diritti umani fondamentali, in particolare dei diritti per cui qualsiasi deroga è esclusa a norma dell’articolo 15, paragrafo 2, della Convenzione Europea di salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU); oppure
b) costituire la somma di diverse misure, tra cui violazioni dei diritti umani, grave al punto di esercitare sulla persona un effetto analogo a quello di cui alla lettera a).
Nel contesto internazionale, è inteso comprendere le violazioni dei diritti umani o altri danni gravi, portati avanti, spesso ma non sempre, in maniera sistematica o ripetitiva.

Il concetto qui proposto è preso dalle sentenze dell’Alto tribunale amministrativo della Germania. I rifugiati godono del diritto di asilo in Germania se sono vittime di persecuzioni politiche, subite individualmente o in qualità di componenti di una parte della popolazione (un «gruppo»), che soffre l’oppressione oppure viene minacciata nel suo complesso secondo uno dei criteri contenuti nella Convenzione di Ginevra, nella misura in cui i membri di tale gruppo siano non solo velatamente o potenzialmente a rischio, ma in maniera piuttosto tangibile ed imminente.
Se si verifica la persecuzione di un gruppo, si suppone generalmente che ogni membro di tale gruppo possa essere vittima di atti di persecuzione. Così il termine aiuta nel dare credibilità alla denuncia dell’esistenza di una persecuzione politica.
ll presupposto di persecuzione di un gruppo implica una certa intensità di persecuzione su ogni membro del gruppo che giustifichi il considerarla generale, indipendentemente dal fatto che un individuo sia stato vittima individualmente di tale persecuzione.
La persecuzione di gruppo richiede la minaccia proveniente da un così gran numero di violazioni dei diritti protetti dalla legge in materia di asilo, da andare oltre alle singole infrazioni o a un largo numero di infrazioni individuali, costituendo piuttosto, in un determinato territorio e verso un gruppo nel suo insieme, l’incremento di atti di persecuzione che si ripetono e si diffondono al tal punto da rappresentare il pericolo imminente per ogni singolo membro del gruppo di diventarne vittima.
Tenendo in considerazione il principio generale di sussidiarietà nel diritto dei rifugiati, la persecuzione di gruppo dà diritto unicamente alla protezione di rifugiati all’estero, se il pericolo è presente in tutto il territorio del paese di origine, cioè se non vi è alternativa interna. Quando persiste il pericolo di persecuzione dopo il ritorno e non si verifica un’alternativa interna, la protezione al rifugiato deve essere ragionevole e accessibile dal paese di accoglienza.

Responsabili di persecuzione o di danno grave possono essere:
a) lo Stato;
b) i partiti o le organizzazioni che controllano lo Stato o una parte consistente del territorio dello Stato;
c) soggetti non statuali, se può essere dimostrato che i responsabili di cui alle lettere a) e b), comprese le organizzazioni internazionali, non possono o non vogliono fornire protezione contro persecuzioni o danni gravi come definito all’articolo 7 della Direttiva 2004/83/CE.

Persona che ha esplicitamente presentato una domanda per motivi di ricongiungimento familiare, cui viene concesso l’ingresso e il soggiorno da uno Stato membro, per rimanere con i propri familiari (cioè la persona definita come ‘sponsor’ della Direttiva 2003/86/CE).

Persona:
a) che ha una migrazione in atto nell’attuale paese di residenza; e/o
b) che era precedentemente in possesso di una nazionalità differente da quella dell’attuale paese di residenza; e/o
c) con almeno uno dei genitori che in precedenza abbia fatto ingresso nell’attuale paese di residenza come migrante.

Minorenni, minori stranieri non accompagnati, disabili, anziani, donne in stato di gravidanza, nuclei monoparentali, persone che hanno subito torture, stupri o altre forme gravi di violenza psicologica, fisica o sessuale.

Gli abitanti di una determinata zona ad una determinata data dell’anno in questione (ad esempio, 1° gennaio o 31 dicembre). La popolazione risulta o dai dati del censimento più recente, integrato dai cambiamenti della popolazione prodotti a partire dall’ultimo censimento, o dai registri anagrafici.

Numero di persone che, ad una determinata data, sono residenti abituali di una determinata area geografica (a livello nazionale, regionale o locale).

Concetto in base al quale le persone (o eventi essenziali) sono registrati (o sono attribuiti) nell’area geografica in cui sono presenti (o si sono verificati) in un determinato momento.

Concetto in base al quale persone (o eventi essenziali) sono registrati (o sono attribuiti) nell’area geografica sulla base del luogo di residenza.

Vedi Popolazione migrante (Stock di).

Numero dei migranti in una determinata area a una certa data dell’anno in questione (per esempio, al 1° gennaio o al 31 dicembre).

Numero di stranieri in una determinata area a una certa data dell’anno considerato (per esempio, al 1° gennaio o al 31 dicembre).

Tutti coloro che considerano un determinato paese come il loro paese di residenza abituale e che sono cittadini di un paese diverso.

Sito internet specializzato che fornisce informazioni ai cittadini di paesi terzi interessati a trasferirsi nell’Unione Europea e che funge da riferimento iniziale per notizie pratiche e aggiornate sull’UE e sulle politiche e le procedure nazionali in materia di immigrazione.

Preferenza accordata da uno Stato Membro ai lavoratori che sono cittadini di un altro Stato Membro rispetto ai cittadini di un paese terzo per quanto riguarda l’accesso al mercato del lavoro.

Nell’ambito della politica di integrazione dell’UE, questi costituiscono un gruppo di (11) linee guida semplici, non vincolanti, ma ragionate sui principi fondamentali e destinate ad assistere gli Stati membri nella formulazione delle loro politiche di integrazione. Servono anche a:
a) dare agli Stati membri i mezzi con cui possano giudicare e valutare i propri sforzi;
b) aiutare gli Stati membri nel determinare quali siano le priorità e quindi stabilire i propri obiettivi misurabili;
c) fungere da base per gli Stati membri per esplorare come le autorità comunitarie, nazionali, regionali e locali possano interagire per far sviluppare ed implementare le politiche di integrazione;
d) determinare come queste politiche possano meglio coinvolgere altri attori nell’integrazione (per esempio, partner sociali, ONG, associazioni di donne e di migranti, aziende e altre istituzioni private);
e) essere complementari ed in piena sinergia con le strutture esistenti, incluse quelle internazionali sui diritti umani e quelle comunitarie che contengono norme circa l’integrazione, gli obiettivi dell’UE sulle pari opportunità di genere, la non-discriminazione ed altre politiche comunitarie;
f) contribuire a strutturare un dialogo costante tra i governi e tutte le altre istituzioni competenti e le parti interessate a livello comunitario;
g) fungere da base ed assistere l’Unione Europea nel capire come i suoi strumenti in materia di integrazione possano essere ulteriormente migliorati;
h) assistere il Consiglio nella riflessione e nel concordare i meccanismi e le politiche necessari per sostenere a livello comunitario, nazionale e locale gli sforzi di politica d’integrazione, in particolare attraverso l’apprendimento a livello europeo e la condivisione delle conoscenze.

Processo per rafforzare la cooperazione nella gestione delle migrazioni tra i paesi dell’UE e 19 paesi partner orientali (i Balcani occidentali, l’Europa Orientale, la Turchia, la Federazione Russa, l’Asia Centrale e il Caucaso Meridionale) attraverso un approccio globale, equilibrato, pragmatico e operativo e nel rispetto dei diritti e della dignità umana dei migranti e dei loro familiari così come dei rifugiati.

Profilo che illustra la situazione migratoria di un paese per accrescere le cognizioni necessarie allo sviluppo delle politiche e al dialogo con i paesi partner. Funge, inoltre, da base per la formulazione di politiche più coerenti in materia di migrazione e sviluppo.

Programma istituito per potenziare la capacità di protezione delle regioni coinvolte – sia le regioni di origine che quelle di transito – e per migliorare la protezione dei rifugiati attraverso soluzioni durature (ritorno, integrazione locale o reinsediamento in un paese terzo).

Concetto che comprende tutte le attività finalizzate all’ottenimento del pieno rispetto dei diritti della persona in conformità con il testo e con lo spirito dei diritti dell’uomo, dei rifugiati e del diritto umanitario internazionale.

Generalmente la protezione può essere offerta dai seguenti soggetti:
a) lo Stato, oppure
b) i partiti o organizzazioni, comprese le organizzazioni internazionali che controllano lo Stato o una parte consistente del suo territorio, che adottano adeguate misure per impedire che possano essere inflitti atti persecutori o danni gravi, avvalendosi tra l’altro di un sistema giuridico effettivo che permetta di individuare, di perseguire penalmente e di punire gli atti che costituiscono persecuzione o danno grave e se il richiedente ha accesso a tale protezione.

Nel contesto dell’UE, comprende lo status di rifugiato e di protezione sussidiaria quale definito alle lettere d) e f) dell’art. 2 della Direttiva 2004/83/CE.
Nel contesto internazionale, fa riferimento alle azioni della comunità internazionale basate sul diritto internazionale e volte a tutelare i diritti fondamentali di una determinata categoria di persone, fuori dal proprio paese di origine, che non godono della protezione dei propri paesi.

Nel contesto dell’UE, richiesta di protezione rivolta ad uno Stato membro da parte di un cittadino di un paese terzo o di un apolide di cui si può ritenere che intenda ottenere lo status di rifugiato o lo status di protezione sussidiaria e che non solleciti esplicitamente un diverso tipo di protezione, non contemplato nel campo d’applicazione della Direttiva 2004/83/CE (la cosiddetta «Direttiva qualifiche»), che possa essere richiesto con domanda separata.

Protezione concessa al cittadino di un paese terzo o all’apolide che non possieda i requisiti per essere riconosciuto come rifugiato ma nei cui confronti sussistono fondati motivi di ritenere che, se ritornasse nel paese di origine, o, nel caso di un apolide, se ritornasse nel paese nel quale aveva precedentemente la dimora abituale, correrebbe un rischio effettivo di subire un grave danno come definito all’articolo 15 della Direttiva 2004/83/CE, e al quale non si applica l’articolo 17, paragrafi 1 e 2 della summenzionata direttiva, e il quale non può o, a causa di tale rischio, non vuole avvalersi della protezione di detto paese.

Cittadino di un paese terzo o apolide che non possieda i requisiti per essere riconosciuto come rifugiato ma nei cui confronti sussistono fondati motivi di ritenere che, se ritornasse nel paese di origine, o, nel caso di un apolide, se ritornasse nel paese nel quale aveva precedentemente la dimora abituale, correrebbe un rischio effettivo di subire un grave danno come definito all’articolo 15 della Direttiva 2004/83/CE, e al quale non si applica l’articolo 17, paragrafi 1 e 2 della summenzionata Direttiva, e il quale non può o, a causa di tale rischio, non vuole avvalersi della protezione di detto paese.

Riconoscimento, da parte di uno Stato membro, di un cittadino di un paese terzo o di un apolide quale persona ammissibile alla protezione sussidiaria.

Procedura di carattere eccezionale che garantisce, nei casi di afflusso di massa o di imminente afflusso di massa di sfollati provenienti da paesi terzi che non possono rientrare nel loro paese d’origine, una tutela immediata e temporanea alle persone sfollate, in particolare qualora vi sia anche il rischio che il sistema d’asilo non possa far fronte a tale afflusso senza effetti pregiudizievoli per il suo corretto funzionamento, per gli interessi delle persone di cui trattasi e degli altri richiedenti protezione.

Forma di protezione attualmente sostituita dalla protezione sussidiaria, con l’eccezione del solo Regno Unito. Negli altri Stati membri questa non viene più utilizzata oppure, come nel caso dell’Italia, costituisce un concetto diverso da quello di protezione sussidiaria.

Nel contesto delle politiche migratorie, un cittadino straniero che chiede di entrare in un determinato paese generalmente deve provare di avere il diritto ad entrare e di non essere inammissibile in base alla legislazione di quello Stato.
Nel contesto delle procedure di riconoscimento dello status di rifugiato, per esempio, il richiedente deve dimostrare che il suo timore di subire persecuzioni qualora torni in patria sia fondato.

Qualsiasi misura esecutiva adottata dallo Stato membro per attuare una decisione di espulsione.

Rendere un’area etnicamente omogenea utilizzando la forza o le intimidazioni per eliminare da quella data zona persone di un altro gruppo etnico o religioso, violando il diritto internazionale.