Glossario


Uno degli obiettivi principali del Glossario EMN è di migliorare, attraverso la comprensione dei termini di uso comune e delle definizioni in esso contenute, la comparabilità della terminologia in uso tra gli Stati Membri dell’Unione Europea.
Il Glossario può essere considerato un utile documento di riferimento per i Punti di Contatto Nazionali dell’EMN e i membri delle loro reti nazionali, così come per i professionisti e gli studiosi che operano nel settore dell’asilo e delle migrazioni.

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Meccanismo volto a fornire assistenza operativa rapida per un periodo limitato allo Stato membro che ne fa richiesta e che si trovi a far fronte a sollecitazioni urgenti ed eccezionali, specie in caso di afflusso di massa alle frontiere esterne di cittadini di paesi terzi che tentano di entrare irregolarmente nel territorio dello Stato membro.

Concetto che si riferisce comunemente a quei singoli individui o a quei gruppi che diventano intolleranti verso i valori democratici fondamentali come l’uguaglianza e la diversità. Il termine si riferisce inoltre alla crescente propensione verso l’utilizzo della forza per raggiungere gli obiettivi politici che negano e/o minacciano la democrazia.

Persona che agisce per conto di un’organizzazione e che rappresenta un minore non accompagnato in qualità di tutore; persona che agisce per conto di un’organizzazione nazionale responsabile dell’assistenza ai minori e del loro benessere, o qualunque altro rappresentante idoneo, nominato nell’interesse superiore del minorenne.

Idee o teorie di superiorità di una razza o di un gruppo di persone di un determinato colore della pelle od origine etnica.

Ritorno di un individuo, che può avvenire in qualsiasi modo, da uno Stato verso il territorio di un altro Stato in cui questi possa essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o opinione politica, oppure dove sarebbe esposto a un rischio di tortura.

Principio fondamentale del diritto internazionale dei rifugiati, che vieta agli Stati di far tornare in qualsiasi modo i rifugiati nei paesi o nei territori in cui la loro vita o la loro libertà possano essere messe in pericolo.

Nel contesto dell’UE, qualsiasi procedura mediante la quale, ai cittadini di paesi terzi irregolarmente presenti nel territorio, viene concesso uno status giuridico legalmente riconosciuto.

Nel contesto dell’UE, processo mediante il quale cittadini di paesi terzi o apolidi, su richiesta dell’ACNUR, motivata dal loro bisogno di protezione internazionale, sono trasferiti da un paese terzo a uno Stato membro in cui sono autorizzati a soggiornare in virtù di uno dei seguenti status:
i) status di rifugiato ai sensi dell’articolo 2, lettera d), della Direttiva 2004/83/CE; oppure
ii) uno status che offre gli stessi diritti e gli stessi vantaggi che il diritto nazionale e quello comunitario riconoscono allo status di rifugiato.
Nel contesto internazionale, trasferimento di un rifugiato dal paese in cui ha cercato rifugio in un altro Stato che ha accettato di accoglierlo. Al rifugiato sarà solitamente concesso asilo o altri diritti per i soggiornanti di lungo termine e, in molti casi, avrà la possibilità di diventare cittadino naturalizzato. Per questo motivo, il reinsediamento è una soluzione duratura, nonché uno strumento per la protezione dei rifugiati. Costituisce anche un pratico esempio di condivisione internazionale dell’onere e della responsabilità.

Nel contesto dell’UE, programmi volontari con cui gli Stati membri si preoccupano di fornire una protezione internazionale e una soluzione duratura nei loro territori ai rifugiati e agli sfollati che l’ACNUR considera idonei al reinsediamento; programmi, questi, che includono le azioni che gli Stati membri portano avanti per valutare le necessità di reinsediamento e di trasferimento delle persone interessate nei loro territori, al fine di concedere loro uno status giuridico sicuro e per sostenere la loro effettiva integrazione.
Nel contesto internazionale, attività coordinata intrapresa in collaborazione con l’ACNUR e altre organizzazioni non governative, che comprende specifiche azioni, come l’identificazione dei rifugiati che necessitano di reinsediamento, la selezione, l’esame dei casi, l’accoglienza e l’integrazione.

Reinserimento o reincorporazione di una persona in un gruppo o in un processo, ad esempio un migrante nella società del suo paese di ritorno.

Cittadino di paese terzo titolare dello status di soggiornante di lungo periodo di cui agli articoli da 4 a 7 della Direttiva 2003/109/CE.

Luogo in cui una persona trascorre normalmente il periodo quotidiano di riposo a prescindere dalle assenze temporanee a fini ricreativi, di vacanza, visita a parenti e amici, affari e motivi professionali, cure mediche o pellegrinaggi religiosi, oppure, in assenza di dati disponibili, il luogo di residenza legale o registrato.

Nel contesto dell’UE, rifiuto di ingresso alla frontiera esterna nei confronti di un cittadino di paese terzo in quanto non soddisfa tutti i requisiti d’ingresso di cui all’articolo 5, paragrafo 1, del Regolamento (CE) n. 562/2006 e non rientra nelle categorie di persone di cui all’articolo 5, paragrafo 4, del medesimo Regolamento.
Nel contesto internazionale, divieto imposto ad una persona che non soddisfa tutte le condizioni d’ingresso stabilite dalla legislazione nazionale del paese cui è stato chiesto l’ingresso.

Accordo tra l’UE e/o uno Stato membro con un paese terzo, su una base di reciprocità, che istituisce procedure rapide ed efficaci per l’identificazione, la sicurezza ed il ritorno delle persone che non soddisfano, o non soddisfano più, le condizioni per l’ingresso, la presenza o il soggiorno sul territorio del paese terzo o di uno degli Stati membri dell’Unione Europea, nonché con spirito di cooperazione, per agevolare il transito di persone.

Nel contesto delle politiche migratorie dell’UE, cittadino di un paese terzo in possesso di un titolo di studio superiore idoneo all’accesso a programmi di dottorato, che è selezionato da un istituto di ricerca per svolgere un progetto di ricerca nel quale si richiede di norma il suddetto titolo.

Trasferimento di persone, in possesso di status definito dalla Convenzione di Ginevra o di protezione sussidiaria ai sensi della Direttiva 2004/83/CE, dallo Stato membro che ha concesso la protezione internazionale in un altro Stato membro in cui sarà concessa analoga protezione; nonché trasferimento di persone che hanno presentato domanda di protezione internazionale, dallo Stato membro competente per l’esame dell’istanza in un altro Stato membro in cui le loro domande di protezione internazionale saranno esaminate.

Nel contesto dell’UE, questo strumento rappresenta una variazione del termine «persone reinsediate» usata per riferirsi ai cittadini di paesi terzi o apolidi che, su richiesta dell’ACNUR, motivata dal bisogno di protezione internazionale per loro stessi, sono trasferiti da un paese terzo a uno Stato membro in cui sono autorizzati a soggiornare in virtù di uno dei seguenti status:
i) status di rifugiato ai sensi dell’articolo 2, lettera d), della Direttiva 2004/83/CE;
ii) uno status che offre gli stessi diritti e gli stessi vantaggi che il diritto nazionale e quello comunitario riconoscono allo status di rifugiato.

Ha lo stesso significato di Quota per rifugiati, cui si rimanda per la definizione.

In base alla Convenzione di Ginevra, chi, a causa di un giustificato timore di essere perseguitato per la sua razza, religione, cittadinanza, opinioni politiche o appartenenza a un determinato gruppo sociale, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato; oppure chiunque, essendo apolide e trovandosi fuori del suo Stato di domicilio abituale in seguito a tali avvenimenti, non può o, per il timore sopra indicato, non vuole ritornarvi.
Nel contesto dell’UE, si riferisce in particolare al cittadino di un paese terzo o all’apolide che, ai sensi dell’articolo 1A della Convenzione di Ginevra, viene ammesso a risiedere in quanto tale nel territorio di uno Stato membro e al quale l’articolo 12 (Esclusione), della Direttiva 2004/83/CE non si applica.

Nel contesto della protezione internazionale, qualsiasi organismo di natura semi-giurisdizionale o amministrativa di uno Stato membro che sia competente ad esaminare le domande di asilo e a prendere una decisione di primo grado al riguardo, secondo quanto previsto nell’allegato I della Direttiva del Consiglio 2005/85/CE.

Nel contesto dell’UE, decisione da parte dell’autorità competente di revocare, cessare o rifiutare di rinnovare lo status riconosciuto a un rifugiato sulla base dei casi previsti dalla Convenzione di Ginevra; ovvero, dopo aver presentato i fatti in modo erroneo o dopo averli omessi, compreso il ricorso a documenti falsi, se questo ha costituito un fattore determinante per l’ottenimento dello status di rifugiato; o quando la persona in questione sia stata condannata con sentenza passata in giudicato per un reato di particolare gravità che costituisce un pericolo per i cittadini dello Stato membro.

Pratica con cui gli individui che compongono un flusso di vasta scala vengono ritenuti rifugiati prima facie. Tale determinazione di gruppo assicura che la protezione e le esigenze di assistenza siano soddisfatte senza previa determinazione dello status individuale.

Riconoscimento, da parte di uno Stato membro, di un cittadino di paese terzo o di un apolide quale rifugiato.

Persona che lascia il proprio paese per sfuggire agli effetti dei conflitti armati (effetti diretti di combattimenti, assalti di truppe da combattimento, sfollamenti, ecc.).

Persona non riconosciuta come rifugiato (ai sensi dell’articolo 1 della Convenzione sullo status dei rifugiati del 1951, modificata dal protocollo del 31 gennaio 1967) che non è in grado o non può tornare nel suo paese di origine per motivi politici, razziali, religiosi o per altri validi motivi.

Persona riconosciuta dagli Stati firmatari come rifugiato in conformità ai criteri di cui all’articolo 1 della Convenzione di Ginevra e che gode di una serie di diritti ai sensi di tale Convenzione.

Persona che soddisfa i criteri dello Statuto dell’ACNUR e si qualifica per la protezione delle Nazioni Unite fornita dall’Alto Commissario, indipendentemente dal fatto che egli si trovi o meno in un paese che ha sottoscritto la Convenzione relativa allo status dei rifugiati del 1951 o il Protocollo del 1967, e che sia stata riconosciuta come rifugiato dal paese ospitante in conformità a queste norme.

Rifugiato al quale viene negato l’asilo o che non riesce a trovare uno Stato disposto ad esaminare la sua richiesta e, senza tornare direttamente nel paese in cui corre il rischio di essere perseguitato, fa la spola da un paese all’altro, in costante ricerca di asilo.

Rifugiato temporaneamente ammesso nel territorio di uno Stato a condizione che egli si reinsedi altrove.

Persona soggetta a migrazione forzata, in particolare dovuta a cause ambientali, come il degrado del territorio e i disastri naturali.

Tipologia di migrante economico che non rientra nella definizione ufficiale di rifugiato ai sensi dalla Convenzione di Ginevra del 1951.

Persona riconosciuta come rifugiato da uno Stato o dall’ACNUR, sulla base di criteri oggettivi legati alla situazione nel paese di origine che giustificano la presunzione per cui la persona in questione soddisfi i criteri della definizione in vigore di rifugiato.

Nel contesto dell’UE, persona che beneficia dello status di rifugiato sulla base di un bisogno di protezione internazionale che si concretizza sul posto (sur place), cioè a causa di eventi che hanno luogo quando quella persona ha già lasciato il suo paese di origine.
Nel contesto internazionale, persona che non beneficia dello status di rifugiato quando lascia il paese di origine, ma che lo diventa successivamente, una volta stabilito che esiste un fondato timore di persecuzione.

Persona riconosciuta come rifugiato (conformemente ai criteri previsti nell’art.1A (I) della Convenzione di Ginevra del 1951), per effetto di norme internazionali precedenti alla stessa Convenzione, come: gli Accordi relativi ai rifugiati russi e armeni del 12 maggio 1926, l’Accordo sui rifugiati turchi e assiri del 30 giugno 1928, le Convenzioni del 28 ottobre 1933 e del 10 febbraio 1938, il protocollo del 14 settembre 1939 e l’Atto costitutivo dell’Organizzazione Internazionale per i Rifugiati.
Inoltre, il termine comprende tutte le persone riconosciute come rifugiati dall’ex-Organizzazione Internazionale per i Rifugiati nel suo periodo di attività.

Nel contesto dell’UE, trasferimento finanziario da parte del migrante a favore di beneficiario/i del paese di origine.
Nel contesto internazionale, pagamento transfrontaliero di importo relativamente ridotto effettuato da una persona a favore di un’altra.

Diritto individuale di un rifugiato o di un prigioniero di guerra di tornare al suo paese di nazionalità in conformità a specifiche condizioni sancite da vari strumenti internazionali (la Convenzione di Ginevra del 1949 e i Protocolli del 1977, i Regolamenti relativi alle leggi e alle consuetudini di guerra terrestre, allegati alla IV Convenzione dell’Aia del 1907, gli altri strumenti a tutela dei diritti umani nel diritto internazionale consuetudinario). La possibilità del ritorno è conferita personalmente all’individuo e non su volontà dell’autorità che lo trattiene.
Nel diritto che disciplina i conflitti armati istituzionali, il rimpatrio comporta anche l’obbligo dell’autorità di liberare gli aventi diritto (militari e civili) e il dovere del paese di origine di accogliere i propri cittadini. Sebbene gli accordi internazionali non contengano una regola generale su questo punto, è oggi accettato di buon grado il consenso implicito delle parti interessate al rimpatrio dei prigionieri di guerra e dei detenuti civili. Il rimpatrio, in quanto tale, si applica anche ai rappresentanti diplomatici e funzionari internazionali in tempo di crisi, così come agli espatriati e ai migranti.

Migrante proveniente da un paese terzo che si trasferisce nel paese di ritorno, volontariamente o forzatamente.

Decisione o atto amministrativo o giudiziario che attesti o dichiari l’irregolarità del soggiorno di un cittadino di un paese terzo e imponga o attesti l’obbligo di ritorno.

Programma di supporto al ritorno (ad esempio di tipo finanziario, organizzativo, di consulenza), che comprende eventualmente misure di reinserimento per colui che ritorna da parte dello Stato o da un terzo, per esempio, un’organizzazione internazionale.

Ritorno obbligato di un individuo nel paese di origine, di transito o nel paese terzo (paese di ritorno), sulla base di un atto amministrativo o giudiziario.

Ritorno assistito o indipendente (nel primo caso si tratterebbe di ritorno volontario assistito) al paese di origine, al paese di transito o al paese terzo, basato sulla libera volontà di colui che ritorna.

Assistenza che viene prestata a chi fa ritorno volontario (assistenza di tipo logistico, finanziario e/o di altro tipo).

Generalmente, movimento mediante cui una persona torna al suo paese di origine, di cittadinanza o di residenza abituale, di solito dopo aver trascorso un significativo periodo di tempo in un altro paese (si considera, in genere, un periodo di tempo superiore ai tre mesi, escludendo le vacanze e le riunioni di lavoro). Il ritorno può essere volontario o meno.
Nell’ambito della Direttiva sul ritorno 2008/115/CE, si intende l’atto di fare rientro di un cittadino di un paese terzo, sia in adempimento volontario di un obbligo di ritorno sia forzatamente:
– nel proprio paese di origine; o
– in un paese di transito in conformità ad accordi comunitari o bilaterali di riammissione o di altre intese; o
– in un altro paese terzo, in cui il cittadino del paese terzo in questione decide volontariamente di ritornare e in cui sarà accettato.

Gruppo di lavoro nell’ambito dei paesi del G8 che discute e sviluppa tematiche e strategie in materia di pubblica sicurezza allo scopo di combattere il terrorismo e il crimine transnazionale. Il gruppo affronta inoltre argomenti e questioni di natura giuridica relativi al trasporto. Uno dei suoi sottogruppi è specializzato in tema di migrazione e in particolare di contrasto all’immigrazione non autorizzata, ad esempio nel contesto della tratta.

Iniziativa il cui svolgimento ha luogo lungo le principali rotte migratorie, all’interno di una particolare regione e verso l’UE, e che prende in considerazione la necessità di lavorare in stretta collaborazione con i paesi terzi lungo tali rotte.