Glossario


Uno degli obiettivi principali del Glossario EMN è di migliorare, attraverso la comprensione dei termini di uso comune e delle definizioni in esso contenute, la comparabilità della terminologia in uso tra gli Stati Membri dell’Unione Europea.
Il Glossario può essere considerato un utile documento di riferimento per i Punti di Contatto Nazionali dell’EMN e i membri delle loro reti nazionali, così come per i professionisti e gli studiosi che operano nel settore dell’asilo e delle migrazioni.

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In generale, questa espressione è riferita alle persone sposate con un migrante, o che hanno un rapporto giuridicamente riconosciuto come equivalente al matrimonio, cosi come è riferita ai loro figli e alle altre persone a carico riconosciuti come membri della famiglia in conformità alla legislazione nazionale.
Nell’ambito della Direttiva sui ricongiungimenti familiari 2003/86/CE (e 2003/109/CE, Soggiornanti di lungo termine), questo termine si riferisce al cittadino di un paese terzo entrato nell’Unione Europea con lo scopo del ricongiungimento familiare, come specificato dall’art.4 della direttiva di cui sopra e in base alla trasposizione dell’articolo stesso negli ordinamenti degli Stati membri.
Nell’ambito della Direttiva sulla libera circolazione (2004/38/CE), si riferisce:
(a) al coniuge;
(b) al partner con cui un cittadino comunitario abbia contratto una regolare unione registrata sulla base delle singole legislazioni nazionali, qualora la legislazione dello Stato ospitante equipari al matrimonio tale unione registrata, in conformità con le condizioni stabilite nella legislazione dello Stato ospitante;
(c) ai discendenti diretti al di sotto dei 21 anni di età o a carico, nonché i discendenti del coniuge o del partner di cui al punto (b);
(d) ai parenti diretti a carico e a quelli del coniuge o del partner, come defniti al punto (b).
Nell’ambito della protezione internazionale, e in particolare nel Regolamento (CE) 343/2003 (che determina lo Stato membro competente per la richiesta di asilo) si riferisce ai seguenti membri della famiglia del richiedente asilo presenti nel territorio degli Stati membri, soltanto nella misura in cui la famiglia fosse già formata nel paese d’origine:
(i) il coniuge del richiedente asilo o il partner con cui ha una relazione stabile, qualora la legislazione o la prassi dello Stato membro considerino le coppie non sposate al pari di quelle sposate nelle norme che riguardano gli stranieri;
(ii) i figli minori di coppie di cui al punto (i) oppure del richiedente, a condizione che non siano sposati, che siano ancora a carico, indipendentemente dal fatto che siano nati dentro o fuori dal matrimonio o che siano stati adottati secondo la legislazione nazionale;
(iii) il padre, la madre, il tutore quando il richiedente o il rifugiato è un minore non sposato.

Principio sancito dagli articoli 7, 9 e 33 della Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea e dall’articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti Umani (CEDU).

Nell’ambito della protezione internazionale, diritto previsto dall’art.23 della Direttiva 2004/83/CE e dall’art.8 della Direttiva 2003/9/CE, che impongono agli Stati membri di assicurare il mantenimento dell’unità familiare.

Ingresso e soggiorno sul territorio di uno Stato membro da parte di un cittadino di uno Stato terzo con la volontà di ricostituire la famiglia:
(a) dopo che il parente straniero che agisce da sponsor abbia ottenuto di poter risiedere nello Stato membro, o
(b) quando quest’ultimo sia cittadino di uno Stato membro.

Coniuge e figli minorenni all’interno di una famiglia.

Instaurazione di un rapporto familiare nei casi in cui:
(a) si verifca l’ingresso e il soggiorno in uno Stato membro dei familiari di un cittadino di un paese terzo (definito come lo «sponsor») che soggiorna regolarmente in tale Stato membro, secondo la Direttiva 2003/86/CE, al fine di conservare l’unità familiare, indipendentemente dal fatto che il legame familiare sia anteriore all’ingresso dello sponsor nello Stato membro;
(b) si verifca tra il cittadino di uno Stato membro e il cittadino di un paese terzo, entrato nel territorio dell’UE successivamente alla creazione del rapporto di cui sopra al di fuori del territorio UE.

Condizione o circostanza che attira un migrante in un altro paese. Ciò si verifica per una specifica ragione o una serie di ragioni, ad esempio, maggiori opportunità economiche e possibilità di crescita nel paese di destinazione.

Condizione o circostanza che in un paese di origine spinge o stimola l’emigrazione. Questa può essere stimolata da una ragione specifica o da una serie di ragioni come ad esempio una diminuzione delle opportunità economiche o l’instabilità politica.

Nell’ambito del modello migratorio «pushpull» (spinta-attrazione), i fattori che avviano e influenzano la decisione di migrare sono così definiti: i fattori di spinta sono quelli che nei paesi d’origine spingono le persone a lasciare il loro paese e i fattori di attrazione sono quelli che nei paesi di destinazione li attraggono.

Arrivo nell’UE di un numero considerevole di sfollati, provenienti da un determinato paese o da un’area geografica determinata, sia che il loro arrivo avvenga spontaneamente o sia agevolato, per esempio mediante un programma di evacuazione.

Numero dei migranti che attraversano un confine entro un determinato periodo di tempo, al fine di ivi stabilire la propria residenza.

Iniziativa degli Stati membri delle Nazioni Unite per affrontare le interconnessioni tra migrazione e sviluppo in una maniera pratica e operativa.

Agenzia dell’Unione Europea istituita con lo scopo di fornire alle istituzioni e alle autorità competenti dell’Unione e agli Stati membri, nell’attuazione del diritto comunitario, assistenza e consulenza in materia di diritti fondamentali in modo da facilitare il pieno rispetto di tali diritti quando essi adottano provvedimenti o definiscono iniziative nei loro rispettivi settori di competenza.
Tra i suoi compiti si include la raccolta di informazioni e dati, le ricerche e l’analisi, la consulenza alle istituzioni dell’UE e agli Stati membri, la cooperazione con la società civile e la sensibilizzazione.

Nel contesto delle politiche migratorie dell’UE, cittadino di paese terzo residente con pieno diritto nella zona di frontiera di un paese confinante con uno Stato membro, per un periodo di durata non inferiore a un anno conformemente a quanto previsto negli accordi bilaterali. In casi eccezionali e debitamente motivati, se previsto negli accordi bilaterali, tale periodo può essere accettato anche se inferiore a un anno.

Passaggio regolare della frontiera terrestre esterna da parte di residenti frontalieri per soggiornare in una zona di frontiera, ad esempio per validi motivi sociali, culturali o economici oppure per legami familiari. Il periodo non può essere superiore ai tre mesi.

Organismo specializzato e indipendente, incaricato di coordinare la cooperazione operativa tra gli Stati membri in materia di sicurezza delle frontiere esterne.

Azione fisica di attraversamento della frontiera sia presso un valico autorizzato di frontiera sia presso qualsiasi altro punto lungo il confine.

Attività svolta alla frontiera, in conformità con il Regolamento 562/2006 e i suoi fini, riguardante esclusivamente l’intenzione o l’effettivo attraversamento della frontiera, indipendentemente da qualunque altra considerazione, e che consiste nei controlli di frontiera e nella sorveglianza del confine.

Ogni punto di passaggio autorizzato dalle autorità competenti per l’attraversamento delle frontiere esterne.

Zona che si estende per non più di 30 chilometri oltre la frontiera. Gli Stati interessati determinano, nei loro accordi bilaterali con i paesi terzi confinanti, i distretti amministrativi locali da considerarsi come zona di frontiera. La porzione di distretto che si trova tra 30 e 50 chilometri dalla linea di frontiera è da considerarsi comunque parte della zona di frontiera.

Si riferisce:
a) al confine comune fra uno Stato membro che attua integralmente l’accordo di Schengen e uno Stato membro che è tenuto ad applicarlo integralmente in conformità al suo atto di adesione, ma per il quale non è entrata in vigore la relativa decisione del Consiglio che lo autorizza ad applicare tale accordo in misura integrale;
b) al confine comune fra due Stati membri tenuti ad applicare integralmente l’acquis di Schengen in conformità ai rispettivi atti di adesione, ma per i quali non è ancora entrata in vigore la relativa decisione del Consiglio che li autorizza ad applicare tale accordo in misura integrale.

Frontiere terrestri (comprese quelle fluviali e lacustri) e frontiere marittime degli Stati Membri, e loro aeroporti, porti fluviali, marittimi e lacustri che non sono frontiere interne all’Unione Europea.

Si riferisce:
a) alle frontiere terrestri comuni, comprese le frontiere fluviali e lacustri degli Stati membri;
b) agli aeroporti degli Stati membri adibiti ai voli interni;
c) ai porti marittimi, fluviali e lacustri degli Stati membri per i collegamenti regolari di traghetti.

Azione con cui una persona cerca di sfuggire ad un procedimento giudiziario non consegnandosi alla custodia di una Corte.

Nel contesto dell’UE, la sussistenza di motivi basati su criteri obiettivi definiti dalla legge per ritenere che, in un caso individuale, un cittadino di un paese terzo oggetto di una procedura di ritorno possa tentare di fuggire.

Rappresentante di uno Stato membro distaccato all’estero dal servizio immigrazione o da altre autorità competenti, che ha il compito di instaurare e di mantenere i contatti con le autorità del paese ospitante per contribuire alla prevenzione e alla lotta all’immigrazione non autorizzata, al ritorno dei migranti non autorizzati e alla gestione dell’immigrazione autorizzata.